Erano gli anni Sessanta.

Trascorrevo ore ed ore ad ascoltare la musica che proveniva dal juke box del "Bar del Mare" sul lungomare della mia città, Castellammare di Stabia.
Elvis Presley, Little Richard, Neil Sedaka: bastava una moneta da 50 lire per ascoltarne una canzone, con 100 lire ne ascoltavi tre.

Io però non avevo quella pur modesta cifra e allora osservavo una comitiva di ragazzi più grandi di me. In mezzo a loro, mio fratello Lino cantava e ballava imitando quei mostri sacri della musica americana.

La musica mi affascinava, non mi bastava più guardare.
Avrei voluto studiarla, ma a quei tempi non potevo gravare sul precario bilancio familiare. Un mio amico, che strimpellava la chitarra, mi insegnò i primi accordi: il giro armonico in Do maggiore.

Tanta era la passione e la voglia di imparare che convinsi mia madre a comprarmi una chitarra per poche migliaia di lire. In cambio ebbe la promessa che mi sarei applicato di più nello studio.

Non fu così: passai interi pomeriggi ad ascoltare musica, a ricercare gli accordi sulla chitarra, trascurando sempre più lo studio.

I primi complessini: passavamo ore ed ore a provare lo stesso pezzo, un coro, un assolo.
La voglia di imparare era tanta ma senza una guida, un insegnamento era dura...
Intanto guadagnavamo qualcosa suonando per matrimoni e feste private.

Finchè arrivò il primo vero "ingaggio".
L'impresario Gianni Rossetti cercava un gruppo per alcune serate all Roof Garden di Reggio Calabria: ci ascoltò, e superammo la prova.

Salvatore Vitiello, oggi affermato avvocato penalista, alla batteria; Franco Cesarano al basso; Carlo Costagliola alla chitarra; Alfonso Ponticelli alle tastiere. Un'impresa a dir poco da guinnes dei primati.

Partimmo da Castellammare con un'auto Fiat 1100 presa a noleggio per l'occasione.
Cinque elementi il complesso più Gianni l'impresario ed ancora gli strumenti e i bagagli personali.

Un viaggio allucinante: percorremmo 500 kilometri (l’autostrada era in costruzione) con un'auto stracolma su un asfalto rovente per il sole di ferragosto.
Arrivammo a Reggio ma un po' acciaccati per le sudate e le correnti d'aria, visto che viaggiavamo con i finestrini aperti, io avevo perso completamente la voce.

Ma al "grande" Gianni Rossetti, venne subito un'idea geniale: mi presentò al proprietario del locale come l'"erede" di Fred Buscaglione, proprio per giustificare la mia raucedine.
Quest'avventura ha lasciato in tutti noi un tenero ed indimenticabile ricordo.

Poi un giorno andai a trovare mio fratello Lino a Roma. Era diventato bravissimo e aveva una voce stupenda.
Già da qualche anno si esibiva nei night club intorno a via Veneto, nomi poi passati alla storia della "Dolce vita": il Pipistrello, il Capriccio, la Rupe Tarpea.

Quella sera Lino e il suo gruppo si esibivano appunto alla Rupe Tarpea. Ma capitò che il bassista del gruppo dovette, improvvisamente, ritornare a Napoli.
Mio fratello era disperato. Io ne approfittai, offrendomi di sostituirlo.
Non avevo mai suonato il contrabbasso: ma era una buona occasione per salire su un palco vero. Superai la prova.

E così l'indomani andammo da Ciampi, il negozio più fornito di strumenti musicali della capitale, a comprare il basso Fender Precision e l'amplificatore Ampeg.
Il mio sogno si era avverato. Non ero ancora maggiorenne, fu mio fratello a firmare per me un bel po' di cambiali.
Quello fu l'inizio della mia carriera.

Dopo qualche mese ritornò il bassista titolare ed io tornai a Napoli. Ma trovai lavoro nei club americani di via Medina.
Quasi tutti i musicisti della mia generazione hanno fatto quella dura ma utile esperienza.

Si suonava rhythm and blues e jazz, ininterrottamente dalle nove di sera fino all'alba, a volte con lunghe jam-sessions insieme ai musicisti americani che prestavano servizio alla Nato.

Imparavo tanto e guadagnavo discretamente: settemila lire a sera più i contributi.
Poco dopo comprai la mia prima macchina, una Fiat 500 nuova. La pagai cinquecentomila lire (258 euro).

Intanto mio fratello, Lino Fabiani, si era affidato ad un impresario artistico, il marchese Gerini, che lo inserì nei circuiti nazionali.
Il gruppo piaceva. Così ritornai a suonare con lui ma da titolare.

Furono anni favolosi. In giro per l'Italia nei migliori locali: il Gallery a Milano, lo Skaker, le Grotte Romane e Il Sombrero a Napoli, il Castello ad Ischia, IL Number Two a Capri, poi Alassio, Santa Margherita Ligure, la Versilia, la Garfagnana

E ancora il Capriccio a Roma, Firenze, Palermo. Insomma in quasi tutte le città d'Italia. Ma anche all'estero, Vienna, Casablanca, Atene dove eravamo molto amati dal pubblico.
Di quel periodo ho molti ricordi e aneddoti simpatici.

Milano: l'incontro con altri musicisti napoletani tra cui l'eccellente chitarrista Rodolfo Grieco e la sua orchestra. Esigeva grande rigore dai suoi musicisti ma le sue esecuzioni erano impeccabili.

I fratelli Lombardo che ricordo con affetto: Ettore, un geniale artista; Guido, un istrionico chansonnier, e Gianfranco Che suonava con "I Ribelli" del Clan Celentano, era un autodidatta ora è tra i più affermati direttori d'orchestra.

Alloggiavamo tutti nella "Pensione Berri". Tanti i ricordi: un giorno nascondemmo un altoparlante tra i vestiti nell'armadio della stanza di Guido e durante il sonno era costretto ad ascoltare "messaggi" dall'aldilà che con la voce artefatta gli propinavamo dalla stanza accanto; era sempre più preoccupato e passarono giorni prima che scoprisse il trucchetto.

Alla malcapitata titolare della pensione invece arrivavano bollette telefoniche esorbitanti perchè nonostante avesse messo il lucchetto al telefono noi scoprimmo il sistema per telefonare a sbafo: con il tocco dei polpastrelli sul contatto della cornetta (per noi musicisti era facile) riuscivamo a formulare i numeri.... Povera signora, nonostante ciò era molto affezionata a tutti noi.

Vienna, Austria: ci esibivamo tutte le sera allo "Spendid Bar" in Stephan's Platz. Avevo 25 anni, mi è rimasta impressa la scena del direttore in smoking che ci elargiva (per conto dei clienti) mance con bigliettoni da cinquanta e cento dollari.

Una sera un giovane facoltoso ereditiero ci chiedeva di cantare per la sua ragazza "I left my heart in San Francisco", sostituendo il nome della città con Acapulco.
Ogni volta erano cento dollari....la cantammo fino all’alba….

Poi mio fratello decide di andare in America, cambiare vita, ed io continuo in Italia con altre orchestre. Quella di Totò Savio, grande musicista, autore e produttore, geniale protagonista degli "Squallor" insieme a Daniele Pace, Giancarlo Bigazzi e Alfredo Cerruti ma anche autore di hit come "Cuore matto" o "Maledetta primavera".

Con Totò sono stato una intera estate ma ha segnato la mia vita con la sua grande umanità.
Poi mi sono inserito nel gruppo di Mario Musella, degli Showman. Con la sua voce Mario riusciva a dominare e incantare anche le piazze più ostiche.
Poi ancora con Emilio Campassi ed altri.
Anni intensi.

Ma alla fine degli anni '70 comincia la crisi per le orchestre. I proprietari dei locali non possono più permettersi i cachet dei complessi.

E allora ritorno alla chitarra, mi dedico al canto riscoprendo e rispolverando il repertorio classico napoletano, americano, spagnolo, francese e comincio una nuova avventura come "guitar-man" nelle taverne di Sorrento.

Nasce Antonello Fabiani, ma con un repertorio più vasto.

Mi impegno anche come autore componendo decine di canzoni che di tanto in tanto inserisco nel mio repertorio.
Quello che sembrava un ripiego, ben presto si rivelò una mossa vincente.
Così richiamai alle armi il mio amico pianista Gennaro Vetrò, che ormai si dedicava solo all'insegnamento.

La bravura ed il virtuosismo di Gennaro mi trasmisero una forte carica e così insieme abbiamo fatto un po' da mattatori in Penisola Sorrentina: dal "Circolo Dei Forestieri", alla "Taverna dell'800", e poi "Villa Pompeiana", "Poggio Li Galli".
E ancora prestigiosi alberghi come "Ambasciatori", "Capodimonte", "De La Ville", "Europa Palace", "Sorrento Palace", "Royal" e "Vesuvio".

A Sorrento, nel 1984, ho ricevuto un riconoscimento a cui sono molto legato: la "Tessera d'argento" dell'associazione "Salvo D'Esposito", quale miglior interprete delle canzoni napoletane composte appunto dal maestro D'Esposito, tra le quali "Anema e core" e "Padrone d'o mare".

Sono oltre venti anni che canto nella "città delle Sirene". Dopo tanti anni di esperienza il mio repertorio è vastissimo e così la sera mi esibisco con passione e rinnovato entusiasmo, contribuendo ad allietare le serate dei turisti in vacanza con l’orgoglio di promuovere l'immagine turistica della Sorrento by-night in tutto il mondo.

Per qualche anno mi sono allontanato da Sorrento, mi esibivo in un locale tutto mio, il "Cheek to cheek". Non è stato facile fare il musicista-imprenditore, sono state tante le difficoltà ma le ho superate.
Anche questa però è stata una esperienza utile.

E allora ancora e sempre a Sorrento, riprendo da dove avevo lasciato. Da alcuni anni mi accompagna al pianoforte il giovanissimo Antonello Cascone che alterna i suoi impegni con l'"Orchestra Mediterranea", da lui diretta, con le serate a Sorrento. Ha suonato con "Antonio e Marcello" e in Rai come arrangiatore e direttore d'orchestra nel programma "I fatti vostri".

Con lui ho ritrovato una nuova linfa. Durante tutto l'inverno scorso ci siamo esibiti al famoso "Tartarughino" di Ivan Torrisi a Roma.

E cosi l'avventura continua......

Antonello Fabiani

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